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Missione Frati Cappuccini
di Baibokoum

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Repubblica del CIAD

Il Ciad è molto vasto (circa 4 volte l’Italia), si trova nell’Africa centro-settentrionale e confina con il Camerun, la Repubblica Centrafricana, il Sudan, la Libia, il Niger e, sul Lago Ciad, con la Nigeria. Il Ciad, situato ai margini del Sahara, sventrato per decenni da guerre interne, sempre sull’orlo del con-flitto, è un paese molto ricco e molto povero al contempo: il clima aspro, l’isolamento geografico, l’esiguità delle risorse e la mancanza d’infrastrutture concorrono a creare un’economia debole.
Repubblica CIAD

Allo stato attuale, sotto il governo di Déby, esiste un certo ordine, rimangono, tuttavia, molte zone calde e le organizzazioni umanitarie hanno spesso riportato voci riguardanti problemi in quelle aree. E per quanto negli ultimi anni la nazione viva un periodo di relativa pace e di buone relazioni con la Libia, il rischio di ulteriori problemi non è da escludere.
Il Ciad è generalmente descritto come un paese “in via di moderato sviluppo”, ma nonostante vanti una certa stabilità e abbia recentemente intrapreso un processo di modernizzazione, resta il terzo paese più povero del mondo.
Solo una parte del Ciad è arabile e coltivabile e l’80% della popolazione del Ciad continua a contare sull’agricoltura di sussistenza e magazzinaggio per la sopravvivenza. I rischi ambientali includono il caldo asciutto, le tempeste di sabbia nel nord, le siccità periodiche e la piaga delle locuste. Cotone, bestiame e gomma arabica sono i soli prodotti d’esportazione.
Il Lago Ciad è l’unica fonte d’acqua, anche se durante i più gravi periodi di siccità – come quello del 1984 – si poteva attraversarlo a piedi. Il crescente fabbisogno d’acqua da parte dell’uomo ha inoltre ridotto la superficie del lago al 20% delle dimensioni che aveva nel 1970.
Dopo anni d’opposizione da parte delle ONG (Organizzazioni non Governative) e degli ambientalisti, nel 2003 è cominciata l’estrazione del petrolio nel bacino di Doba, dove è stato localizzato un giaci-mento da un miliardo di barili. Il profitto atteso dovrebbe aggirarsi intorno ai 2 miliardi di dollari, ma c’è da chiedersi quanto di quella ricchezza sarà a beneficio degli abitanti più bisognosi del Ciad.
Come si può riscontrare il grosso problema è la disponibilità di acqua. In quanto il periodo della sicci-tà che dura da ottobre a metà maggio, crea il problema di non poter coltivare neanche ortaggi per mancanza di acqua.
I servizi sociali sono molto scarsi, soprattutto nelle zone rurali, e tra essi naturalmente le scuole. So-no poche. E pur essendo aumentate negli ultimi anni non tanto quanto è aumentato il numero dei bambini (perché fortunatamente, la qualità della vita è migliorata, ed è diminuita la mortalità infantile), sono comunque insufficienti.
In tutto il paese, da decenni, i genitori di vaste zone rurali, molto povere sul piano della disponibilità di valuta, hanno costituito associazioni per l’organizzazione e l’autogestione di scuole primarie, in quan-to lo stato è poverissimo e non riesce a sostenere sempre i costi per l’insegnamento. Si tenga conto che l’unica tassa pagata dai cittadini come persone fisiche è una tassa annuale di presenza sul terri-torio, che comunque corrisponde a pochi euro.
La struttura dei missionari di Padre Pio presenti in Ciad da 41 anni è composta dalla Diocesi e da sette missioni, tutte posizionate geograficamente nel sud del Ciad. La stragrande maggioranza delle strutture sociali esistenti, scuole, presidi sanitari, asili, pozzi per l’acqua, sono state realizzate con donazioni e fondi delle missioni. Le stesse per legge devono poi essere donate allo stato, ma funzio-nano comunque nel tempo in quanto vengono controllate costantemente dai missionari.

Con oltre 100 lingue diverse, tre confessioni principali, tre zone climatiche e una storia che affonda le radici nell’antichità, la cultura del Ciad è ricca, varia e complessa. Tale complessità rende estrema-mente difficile qualsiasi considerazione di carattere generale sulla cultura della nazione, in quanto ciò che è importante per un determinato gruppo etnico o una determinata regione può non esserlo per altri.
Nella parte settentrionale del paese, nel cuore del Sahara, l’etnia predominante è quella dei toubou, un popolo di nomadi e allevatori. I toubou discendono da immigrati berberi e sono di religione mu-sulmana. Sono fortemente indipendenti, valorosi in battaglia e hanno un marcato senso di apparte-nenza al proprio clan. Ogni clan ha l’accesso a pozzi, oasi e pascoli specifici. Benché siano solo 150.000, i toubou controllano il Ciad dal 1982.
Un ampio raggruppamento con una propria identità culturale è quello degli arabi, che sono concen-trati nella parte centrale del paese e rappresentano un terzo della popolazione del Ciad. Gli arabi del Ciad sono per lo più seminomadi e portano le proprie mandrie a pascolare nel Sahel. Nel gruppo de-gli ‘arabi’ rientrano svariate etnie.
Nell’estremo sud la popolazione è costituita in prevalenza da africani neri e non musulmani. Un sesto di essi sono cattolici; gli altri seguono le fedi tradizionali.
I sarà, originari del Sudan, rappresentano il 30% della popolazione totale del Ciad. Questo popolo, ancor più di altri in Africa, è stato sottoposto a vessazioni disumane. Dopo secoli di schiavitù, sfrut-tamento nelle piantagioni di cotone e imposizioni fiscali ai danni dei capi del villaggio, molti sistemi culturali tradizionali sono andati distrutti. I sarà, però, hanno dimostrato di avere ottime capacità di sopravvivenza, e approffittando delle scuole create in particolare dai missionari, oggi occupano gran parte dei posti di lavoro nell’amministrazione pubblica.


 

 

Repubblica del Ciad
1.284.000 kmq
Popolazione:
9.826.419 abitanti
Capitale:
N’Djamena (609.600 ab.)
Etnie:
Vi sono 200 etnie diverse: toubou (in lingua kanouri, gli uomini che vivono sulla montagna), kanem-bou, daza, kanouri, kereda, boulala, fulbè, hausà, hadjerai, kotoko, baguirmi, moundang, moussei, massà, sarà, gambay, mbum.
Lingue ufficiali:
arabo e francese.
Religione:
51% musulmana (nord e centro); 35% cristiana, 7% animista (sud), 7% altre religioni

 
 
           
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