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Missione Frati Cappuccini
di Baibokoum

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Il progetto dell’invaso a Baibokoum
di Padre Leone

IlLo scopo del progetto è fornire acqua alla città di Baibokoum, una cittadina di 9.500 abitanti situata a Sud-Ovest del Ciad a poca distanza dalla frontiera del Camerun e del Centr’Africa.
È il capoluogo del dipartimento dei Monts de Lam che conta circa 130.000 abitanti. È centro ammini-strativo e commerciale ed è sede della dogana, della polizia di frontiera e della gendarmeria. Esiste un liceo con 800 studenti, 3 scuole elementari e due scuole comunitarie.
Oltre agli abitanti originari vi risiedono anche impiegati statali e persone che affluiscono quotidiana-mente dalle vicinanze o che passano la frontiera verso i Paesi vicini. Nei dintorni stazionano allevato-ri sedentarizzati che forniscono animali per il lavoro, la carne e il latte.
La parola Baibokoum significa “capo ai piedi della montagna”. In effetti la città è posizionata ai fianchi della montagna. La posizione è amena. A valle, a 3 km scorre il fiume Logore che arriva dal Came-run e scende verso la capitale N’Djamena.
La situazione economica è precaria, al limite della miseria. Non esistono industrie. La popolazione è composta par la maggioranza da contadini. Il loro carattere è pacifico. Sono accoglienti senza essere però servili. Le loro attività sono prevalentemente il piccolo allevamento e il lavoro dei campi, di cui la produzione del cotone occupa il primo posto, ma è sempre in calo ogni anno.
Piccoli commercianti installatisi negli anni prima dell’indipendenza completano il quadro.
Le lingue parlate vanno dal mbum al laka e al ngambay, dall’arabo all’haoussa, dal francese al san-go.
Nelle vicinanze passa l’oleodotto del greggio estratto a 200 km ad Est e che è esportato verso il mare a Kribi nel Camerun.
Due sono le stagioni, quella delle piogge (maggio-ottobre) e quella secca (novembre-aprile). In gene-re le piogge sono sufficienti per l’agricoltura. Durante questo periodo i pozzi tradizionali familiari (bu-chi di 80 cm di diametro) raccolgono l’acqua piovana, ma sono limitati per la quantità (a 4-5 metri di profondità si trova roccia granitica) senza parlare della qualità.
Durante la stagione secca, a partire da gennaio, i pozzi si esauriscono e la popolazione (le donne soprattutto) è costretta a recarsi ogni giorno al fiume (a tre chilometri!) e trasportare con le bacinelle in testa 20-25 litri necessari per gli usi domestici essenziali.
In questo contesto sono impensabili le attività come l’allevamento o l’orticultura o lavori edili o qual-siasi altra attività che necessita di acqua. Un solo pozzo artesiano funzionante con una pompa ma-nuale, situato ad alcune centinaia di metri fuori del centro abitato, alimenta a pagamento la popola-zione di acqua potabile.
A varie riprese il governo ha promesso l’installazione di un serbatoio per la città. Anzi negli anni set-tanta erano stati iniziati lavori in questo senso, ma in seguito a situazioni politiche difficili, è tutto ri-masto “progetto”.
Nel decennio 1990-2000 quando a livello mondiale fu lanciato lo slogan “acqua per tutti”, in Ciad co-me in tante altri casi non si è andati al di là delle parole. Ancora oggi procurarsi l’acqua quotidiana resta la preoccupazione principale delle famiglie.
Noi che viviamo con queste popolazioni da vari decenni e conosciamo i loro problemi vogliamo aiutarle a conservare l’acqua che ogni anno viene dal cielo per poterla utilizzare al momento opportuno.
In questo modo sarà possibile dare una spinta anche allo sviluppo. Spariranno certe malattie imputa-bili alla mancanza di igiene. Sarà possibile coltivare legumi tanto necessari alla salute, fornire un’attività remunerativa a persone di buona volontà, avere un allevamento domestico, ecc.
Alla base della montagna esistono vari avvallamenti dove, con sbarramenti di piccole dimensioni, è possibile conservare l’acqua piovana. Un avvallamento a sud dell’abitato, leggermente sopraelevato, ha attirato l’attenzione. Le sue dimensioni sono interessanti e la gola dove il progetto prevede la diga non richiederà molto lavoro e mezzi. L’invaso avrà la capacità di circa 100.000 m3 di acqua, l’estensione è di circa 4 ettari con possibilità di ampliamento in momenti successivi, fino a 250.000 m3, in quanto lo sbarramento sopporterà una spinta di 325.000 m3 di acqua, quindi in assoluta sicu-rezza. L’ampliamento potrà essere effettuato scavando il terreno che si è depositato nei secoli sulla base lavica, che è a circa 150-170 cm di profondità.


 

Padre Pio in Ciad

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