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Missione Frati Cappuccini
di Baibokoum

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Il più bel dono che puoi ricevere è sempre quello che fai agli altri
di Estemio Serri, promotore del progetto.

Ho sempre pensato che la solidarietà sia la maggiore espressione del valore umano. Pur avendo sempre realizzato piccole cose per gli altri, non avevo mai avuto la possibilità di affrontare con la serenità necessaria un piccolo progetto, che per me è un grande progetto, come quello che ho in avanzata fase di preparazione.
Io sono cattolico, sono devoto a Padre Pio, in Ciad ci sono le sue missioni. La Missione nella quale svilupperemo i progetti è quella di Baibokoum. Sia ben chiaro che so benissimo che non è indispensabile essere cattolici per effettuare anche importanti azioni di solidarietà, ci sono molti laici che sono molto meglio di tanti cattolici. Dopo aver conosciuto Padre Eugenio, che da quarant’anni come missionario svolge l’attività più difficile, cioè raccogliere i fondi per finanziare i progetti e sostenere economicamente le Missioni, ho deciso di visitare il Ciad assieme a lui, al mio amico Pino e consorte Carmelina e ad alcune persone provenienti da altre parti d’Italia. In gennaio 2006 mi sono recato in Ciad ed ho visitato varie parti del Sud del Paese. Mi sono reso conto che la situazione nella quale vive la popolazione è indicibile. Durante il mio soggiorno ho visitato attentamente l’area e i villaggi della provincia dei Monts de Lam nella savana che si trova ai confini fra Camerun e Centr’Africa.
Alla missione ho avuto la fortuna di approfondire la conoscenza di Padre Attilio, uno dei padri fondatori 41 anni fa delle missioni; il missionario da 20 anni sta lavorando alla stesura del dizionario dell’etnia mbum, composta da 1.400.000 persone che a tutt’oggi si trasmettono tutto verbalmente, e spera di darlo alle stampe entro la metà del 2008; ho anche rincontrato il Superiore Padre Leone, che avevo conosciuto a Foggia e che è la forza e il motore di tutte le iniziative.
Descrivo brevemente una giornata degli amici missionari e degli ospiti. La sveglia alle 4 del mattino, alcuni lavori organizzativi, la colazione alle 5.30, poi la Santa Messa, subito dopo si inizia la giornata lavorativa vera e propria che, a parte il pranzo e una breve sosta per i 45-50 gradi all’ombra, continua fino al tramonto, tutti i giorni tranne la domenica. Non posso fare a meno di sottolineare che ho sempre pensato che i missionari sono la punta di diamante del bene e dell’altruismo, ma guardando meglio mi sono reso conto che sono molto di più: noi poveri esseri umani che ci affanniamo per crogiolarci nel nostro avido benessere ogni volta che pensiamo a loro dovremmo vergognarci.
Tutto quello che sciupiamo e che buttiamo nell’isola felice, cioè l’Europa, sarebbe sufficiente per migliorare del 100% le condizioni di vita dei paesi più poveri del continente africano.
I 565.000 missionari, di cui le suore missionarie sono la maggioranza, attivi in varie parti del mondo sono da considerarsi in senso assoluto la forza propulsiva dell’aiuto umanitario. Oltre il 90% di quanto viene dato loro è finalizzato alla realizzazione dei progetti, il restante 10% serve per il sostentamento delle missioni e per le persone che lavorano nelle stesse. I dati che circolano sui costi organizzativi e burocratici di molte Associazioni umanitarie a confronto di quelli delle missioni sono abbastanza diversi, alla povertà e all’indigenza arrivano cifre che con un po’ di buon senso si potrebbero migliorare.
La conoscenza delle persone che ho incontrato lì mi dà la sicurezza e vi dà la garanzia che quanto prometto sarà prontamente realizzato senza sperperi e distrazioni. Seguirò personalmente ogni investimento e se necessario mi recherò a mie spese anche due volte all’anno dove si realizzeranno i lavori.
Non posso fare a meno di citare gli amici di Melfi, l’ing. Michele Marzano, che ha usato il suo mese di ferie per realizzare il progetto della scuola per il villaggio di Minì e l’invaso di Baibokoum, e certamente non vanno dimenticati Giuseppe Santangelo e signora che oltre a lavorare si impegnano a raccogliere denaro per finanziare piccoli progetti. Chiaramente è impossibile citare tutti, ma posso tranquillamente affermare che le persone che lì si recano per produrre beni utili alla scolarizzazione e alla vita quotidiana sono tanti.
Le suore Vanda Marinelli, Rita Mandevu (della Repubblica Democratica del Congo) e Medhin (dell’Eritrea) sono l’unico concreto sostegno per i malati, sono i professori, i medici e gli infermieri di piccoli presìdi sanitari che curano ogni malattia con mezzi modestissimi.
Per affrontare tutto quanto si riferisce ai paesi della grande povertà bisognerebbe scrivere 100 libri. Io credo che chi troppo dice, niente dice. È meglio fare che parlare. Il 90% delle strutture scolastiche, sanitarie e dei pozzi artesiani realizzate nell’area di Baibokoum sono state prodotte dai missionari. È evidente che l’impegno per la costruzione e il mantenimento dell’invaso per i primi tre anni dal punto di vista della sicurezza e del controllo, fin quando gli amministratori e gli abitanti non avranno preso confidenza con lo stesso e capiranno che difenderlo e proteggerlo è per loro un bene inestimabile, è un impegno che si prende lo stato ma i costi per il 90% dovranno essere sostenuti dai promotori del progetto. La cifra aggiornata agli ultimi preventivi è di circa 400.000 euro. Siamo comunque fiduciosi che l’importanza dell’iniziativa coinvolgerà sicuramente tantissime persone e alla fine il risultato sarà assolutamente soddisfacente.


 

Padre Pio in Ciad

La scuola quasi finita. Manca nella foto il campo sportivo, il pozzo artesiano e la recinzione che nel frattempo sono stati ultimati

Padre Pio in Ciad

L'immagine dell'invaso da realizzare. Il progetto elaborato dall'Ing. Michele Marzano, e' in attesa delle ultime autorizzazioni governative. Comprende alla base una vasca di m 65x20 dove nella parte destra ci saranno 25 lavatoi. La vasca alla quale potranno avere accesso tutti gli abitanti di Baibokoum, servirà per la loro pulizia e per innaffiare periodicamente, tramite canalizzazioni, gli orti lungo la valle.

 
 
           
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