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Missione Frati Cappuccini
di Baibokoum

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Il centro missionario
di Padre Eugenio De Girolamo

IlIn appoggio alla Missione nel Ciad dei Frati Cappuccini di Foggia, è sorto, fin dal 1965, il Centro Mis-sionario, con sede sulla Piazza Immacolata, 4 – Foggia.
Compito del Centro è di curare i collegamenti con la Missione e con i Missionari, reperire i fondi per la sussistenza della Missione stessa e per finanziare i vari progetti di sviluppo nel Ciad.
Personalmente svolgo questa attività a favore della Missione dal lontano 1967, da quasi quaranta anni. In questo ufficio ho passato più della metà della mia vita, stendendo la mano ogni giorno, spe-cie la domenica, per chiedere la carità in favore di quella gente. Ho chiesto in favore di quei nostri fra-telli qui in Italia, tra i pochi ricchi e tra i molti poveri che abitano le nostre regioni del sud, ma anche, attraverso la stampa e la corrispondenza, rispondendo alle centinaia di lettere che quotidianamente arrivano da ogni parte d’Italia e dall’estero, ai numerosi conti correnti postali o bancari, alle offerte di ogni grandezza per finanziare le varie opere sociali della Missione, per procurare i mezzi necessari alla sussistenza della medesima.
Nel buio di questo ufficio ho passato gran parte della mia esistenza, tra polverose carte, dove l’ordine certo non brilla! I contatti con la gente sono assicurati da una presenza continua, dal contatto perso-nale con gente conosciuta durante l’estate sulle belle spiagge del Gargano, o tra i milioni di pellegrini che annualmente salgono su quel monte per pregare e venerare il santo stimmatizzato.
Al lavoro epistolare bisogna aggiungere la mia attività fuori sede, del continuo girovagare in tutti i pa-esi e città delle nostre Regioni: la Provincia di Foggia, il Molise e parte della Campania, dove siamo presenti con i nostri conventi o parrocchie o Fraternità O.F.S., per coinvolgere sempre più gente in questa opera di solidarietà e sostegno al popolo del Ciad, in aiuto al suo sviluppo.
È un lavoro che, grazie a questa attività quarantennale, oggi può avvalersi di una lunga esperienza tra tanti popoli diversi, peregrinando per mostrare a tutti la bella realtà missionaria che vivo e viviamo, noi frati cappuccini della religiosa provincia di S. Angelo e P. Pio.
L’appoggio e la collaborazione dei miei Confratelli è determinante, perché mi permette di entrare nel-le nostre parrocchie, per far conoscere a sempre più persone il Ciad e la sua necessità, ed essere voce di chi non ha voce, perché il mondo del benessere possa rendersi conto che l’Africa deve vive-re, i suoi popoli non possono continuare a vivere nella miseria e nella fame.
Da più di 35 anni pubblico anche un foglio mensile “Vita Missionaria”, organo di collegamento tra i nostri sostenitori e di conoscenza della Missione. Viene inviato gratuitamente a circa quarantamila persone.
Anche il piccolo Calendario Missionario è presente nelle case dei nostri benefattori e simpatizzanti, per ricordare a tutti le condizioni di vita dei nostri fratelli del Ciad, e l’impegno che noi abbiamo assun-to con essi e che realizziamo con i nostri numerosi progetti di aiuto al loro sviluppo, progetti special-mente nel campo sanitario e nelle scuole. Le statistiche ci dicono l’arretratezza del Ciad in questi set-tori. Nel campo sanitario vi è un medico ogni centomila abitanti! Intere regioni dove noi operiamo so-no senza ospedale, senza dispensari, senza farmacie. La nostra è una presenza indispensabile, an-che se, purtroppo, limitata ai primi rudimentali soccorsi agli ammalati.
Nell’alfabetizzazione la situazione non è migliore. Intere regioni senza scuole dell’obbligo né scuole materne, senza contare le scuole superiori. Dei bambini in età scolare nel Ciad, solo il 25 o 30 per cento ha la possibilità di andare a scuola. L’analfabetismo, tra i giovani e i meno giovani del Ciad, supera il 75% della popolazione. Allora si rende indispensabile l’apertura di scuole private, la costru-zione di scuole che diano un minimo di dignità a chi le frequenta. Per questo ci sentiamo fortemente impegnati a realizzare quante più scuole possibili nei nostri villaggi.
Il Ciad rimane ancora agli ultimi posti nella graduatoria dei paesi più poveri del mondo, nonostante che da qualche anno usufruisca del petrolio che è stato trovato nelle regioni del sud. Il petrolio però non incide quasi per niente nello sviluppo del paese. È grave il rischio che il petrolio porti soltanto di-sordini e corruzioni nella classe politica, e aumenti l’instabilità, col continuo pericolo del ricorso ai mezzi violenti per governare.
La via della democrazia è bella, ma difficile nei paesi del sud del mondo, già tormentati da una fame endemica, dal perdurare di regimi militari e da continui colpi di stato, anche se la democrazia in que-sti ultimi decenni è stata imposta dalle grandi potenze occidentali, spesso mancano le condizioni am-bientali per l’affermarsi della democrazia; oppure si è troppo immischiati nella politica e nella corru-zione, per cui tutto diventa più difficile. Ancora decenni ci vorranno per vedere finalmente fiorire de-mocrazie accettabili. Ora bisogna pensare solo a formare le coscienze a vivere in libertà, operare nel continuo rispetto della persona e della libertà altrui, sia degli individui che dei gruppi, senza dimenti-care la grande importanza che hanno la coscientizzazione capillare fatta fin dai primi anni di vita, specie dai cristiani, per riscoprire la propria dignità dei figli di Dio, di uomini liberi, che non fanno della propria libertà un pretesto per calpestare gli altri.
Su questa strada da noi si sta lavorando molto, per incrementare il dialogo, il rispetto, l’accettazione e l’amicizia tra i vari gruppi e persone di religione diversa, come tra i cattolici, protestanti e musulma-ni, con incontri, dibattiti, giochi, trattenimenti, tempo libero, studi, per formare le coscienze a sempre meglio conoscersi e accettarsi nella diversità.
È un lavoro che ci vede impegnati, specie nei paesi a forte maggioranza musulmana come il Ciad, perché solo questa formazione delle coscienze, può tenere lontano il pericolo grave del fondamenta-lismo islamico. La vicinanza con nazioni in cui il fondamentalismo è di casa, come è il Sudan o la Ni-geria o il Niger, mette a dura prova la nostra capacità di edificare su solide basi una pace vera e du-ratura. Un atteggiamento da muro contro muro non approda a niente e prima o poi può portare alla guerra, fredda o calda, alla guerriglia, al terrorismo. Un lavoro simile di formazione delle coscienze che porti all’accettazione dell’altro lo facciamo anche qui in Italia, perché anche noi dobbiamo piegar-ci all’accettazione dell’altro, del diverso, dell’extra-comunitario, del giallo, del nero, del musulmano o credente in altra religione. Una apertura è indispensabile anche alle nostre comunità parrocchiali o cittadine, per lavorare insieme alla costruzione della pace. Non ci si può lamentare della guerriglia e del terrorismo, se non si fa niente per costruire la pace.
In questo lavoro mi sento impegnato in prima linea e vorrei che tutto il mondo potesse comprendere questo e convincerci che tutti siamo sulla stessa barca: o insieme ci si salva, o insieme si va giù, e la pace e il rispetto dell’altro rimarranno una bella utopia. Questa è la vera globalizzazione del terzo mil-lennio, perché coinvolge tutti i popoli della terra, nessuno escluso. Sono fermamente convinto che solo l’amore salverà il mondo.


 

 

Padre Pio in Ciad

Padre Pio in Ciad
Scuola Finita

Padre Pio in Ciad

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